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Voglia di qualcosa di buono

E' risaputo che la fame è spesso legata direttamente ai nostri stati d'animo, all'ansia, al nervosismo, alla noia o alla "depressione"!
Il fatto è che questa affermazione non si basa su supposizioni filosofeggianti ma su dati assolutamente scientifici e tangibili, legati ai meccanismi biologici del nostro corpo...

E' stato infatti accertato che nella nostra pancia (più precisamente nell'intestino) si trova un vero e proprio secondo cervello chiamato proprio "cervello enterico", capace di prendere decisioni autonome e dotato addirittura di memoria. Il nostro secondo cervello ha l'incarico di gestire la produzione di Serotonina: una sostanza chimica  (più precisamente un neurotrasmettitore prodotto  dal nostro organismo!) in grado di  svolgere diverse attività vitali. A livello del sistema nervoso centrale, ad esempio, funge da regolatore dell'umore, del sonno, della nostra temperatura e della fame.

Ebbene sì! La nostra "pancia-cervello" funziona come uno di quei super computer tecnologicamente avanzati capaci di scegliere gli alimenti più adatti a nutrire il nostro organismo durante i diversi momenti della giornata e di regolare le quantità necessarie a soddisfare il fabbisogno del nostro corpo.
A volte, però, può capitare che le funzionalità di questo delicatissimo meccanismo naturale si “inceppino” causando una sensazione di appetito in momenti sbagliati della giornata o una maggiori richiesta di cibo rispetto al necessario, questo perchè il nostro corpo non riesce più a comunicare correttamente con noi.
Ed ecco allora la solita "voglia di qualcosa di buono"  o  quell'irrefrenabile istinto ad abbuffarci... 
Queste anomalie sono spesso causate proprio dai nostri stati d'animo.
La solitudine, la noia, il nervosismo,  quel continuo senso di "vuoto interiore" (che nemmeno noi riusciamo bene ad identificare…) condizionano il nostro corpo, tanto da indurlo a "perdere la bussola"!
Infatti  lo stimolo che sentiamo, e che ci porta ad una scorretta alimentazione, ci induce a tuffarci in una sorta di circolo vizioso da cui è difficile uscire...  Solo raggiungendo la consapevolezza di quanto accade dentro di noi possiamo fare in modo di tenere a freno la nostra pancia-cervello” per cercare di ritrovare l'equilibrio perduto.

Corpo e mente dovrebbero aiutarsi a vicenda e siamo proprio noi a dover far incontrare le loro esigenze.

Come?

La prima cosa da fare è imparare a riconoscere la "fame emotiva" per poter decidere in modo più consapevole se darle ascolto e se o come soddisfarla (dice niente la parola "cioccolato"?).
In secondo luogo dovremmo chiederci più spesso che cosa sta alla base della nostra "fame emotiva"...
Ci sentiamo sole, annoiate o semplicemente vogliamo coccolarci?
Da cosa deriva il senso di vuoto che proviamo? E come possiamo davvero colmarlo (il cibo è un ripiego, che rischia di far aumentare il nostro senso di insoddisfazione giusto qualche minuto dopo averlo consumato)?

Queste non sono certo domande facili a cui rispondere ma è comunque fondamentale iniziare a porcele... perchè, è ovvio, è molto più facile cercare rifugio in un barattolo di gelato oppure in un sacchetto di patatine piuttosto che iniziare a riflettere davvero su noi stesse per comprendere quali sono i nostri reali bisogni...

La soluzione potrebbe essere molto semplice: pensare un po' di più a noi stesse durante le azioni che compongono la nostra giornata. Ad esempio mentre si cucina, si beve una bibita, ci si prepara per uscire, si fanno i mestieri, si guida. Pensare anche per pochi secondi al fatto di essere lì in quel momento a fare quella specifica cosa impegna la nostra mente, allontanando l'ansia ed il vuoto, aumentando il nostro senso di consapevolezza e di autostima e diminuendo, di conseguenza, lo stimolo della "fame emotiva"!

Dieta e psiche

Noi e la bilancia...